• "Decreto Russo", c'è ancora una possibilità di revisione
    Il destino del presidio ospedaliero unico che accorpa Avola e Noto non è ancora stato scritto. Se è vero infatti che l'assessore regionale alla sanità Massimo Russo difende il decreto che porta la sua firma perché ha lo scopo di evitare il commissariamento intimato dal ministro alla sanità Sacconi, è anche vero che il decreto potrebbe subire una decisiva revisione se si presentassero esigenze tali da risultare prioritarie rispetto agli obiettivi di rifunzionalizzazione e chiusura degli ospedali superflui. Del resto, lo stesso Russo sembra essersi dimostrato disponibile a fare un passo indietro, se le circostanze lo richiederanno. Pare che l'assessore alla sanità abbia perfino promesso un sopralluogo ad Avola per verificare le condizioni dell'ospedale Di Maria. Lo avrebbe promesso all'on. Gennuso nel corso dell'incontro svoltosi mercoledì scorso a Palermo. In quella stessa occasione, in cui era presente anche il presidente del Consiglio comunale avolese Giuseppe Agricola, sono state messe in evidenza alcune caratteristiche del presidio che la deputazione siracusana non avrebbe evidenziato. Primo fra tutti, la posizione strategica del Di Maria di Avola, all’uscita dell’autostrada e adiacente alla zona di maxi emergenza, oltre il bacino di utenza della zona sud, pari a tre volte quello della zona nord. Insomma, le carte in regola per il buon esito di questa battaglia ci sono ancora.

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  • Ospedale Di Maria, Avola unita contro la riconversione
    E' rovente il clima che si respira ad Avola attorno alla "questione" dell'ospedale Di Maria, nel mirino di un piano di riconversione della rete ospedaliera a firma dell'assessore regionale alla sanità Massimo Russo. La cittadinanza intera, dal personale sanitario direttamente interessato, ai sindacalisti, fino ai politici e ai cittadini si sta dimostrando compatta contro un decreto che rischia di trasformare l'ospedale Di Maria in un Pta, un presidio territoriale di assistenza. Il provvedimento predisposto da Russo prevede infatti l'«accorpamento dei reparti di Siracusa, Noto ed Avola, con conseguente revisione organica dell’assetto delle posizioni apicali relative a direzione sanitaria, radiologia, laboratorio analisi, farmacia, anestesia, e rianimazione e l’accorpamento delle unità operative». Ma la cittadinanza avolese sa bene che manifestazioni e sit-in, in questi casi, possono incidere in maniera limitata sull'esito della difficile battaglia tesa a riportare Russo indietro di un passo, ed è per questo che nella serata di lunedì il sindaco Antonino Barbagallo ha convocato i sindaci dei comuni di Noto, Pachino, Rosolini e Portopalo di Capo Passero, per sottoscrivere un documento che verrà fatto recapitare al presidente della regione Raffaele Lombardo, al suo vice Titti Bufardeci, all’assessore Russo e alla deputazione provinciale alla regione. Una lettera che denuncia i rischi ai quali andrebbe incontro l'ospedale Di Maria nel caso in cui il decreto diventasse operativo. Tra questi, l'ulteriore riduzione dei posti letto che attualmente al Di Maria sono 102, di cui 73 per ricoveri ordinari e 29 per day hospital. Nel documento sottoscritto dai sindaci del comprensorio è evidenziata anche la posizione strategica in cui è collocato l’ospedale Di Maria, non poco distante dall’accesso all’autostrada e che serve, insieme a Noto, un numero di utenti che durante la stagione estiva raddoppiano di numero. La prossima tappa di questa difficile battaglia portata avanti dalla cittadinanza avolese sarà l'incontro di domani tra il primo cittadino e i rappresentanti del comitato cittadino per il diritto alla salute.
    L'assessore Russo: manovra necessaria - L'assessore regionale alla sanità, Massimo Russo, giustifica il decreto che prevede per il solo settore pubblico (ospedali) il taglio di 2.064 posti letto (a differenza del dato inizialmente previsto, che era di 1.968), con la necessità di evitare il commissariamento intimato dal ministro Sacconi e di attuare la chiusura di ospedali superflui e la rifunzionalizzazione. Lo stesso Russo ha affermato che entro il 31 agosto la manovra sarà attuata.
    E Agricola tuona: deputazione leggera - Sulla questione dei posti letto a rischio è intervenuto duramente il presidente del Consiglio comunale Giuseppe Agricola, che ha affermato: «La deputazione provinciale presente alla Regione è stata leggera, con la Sanità non occorre fare politica. La sanità è un bene comune e come tale va difeso».

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  • Santa Maria di Gesù 500 anni dopo, sguardo al passato
    Avola. Un'occasione per aprire una interessante finestra sulle origini della città di Avola e guardare al passato attraverso i ricordi e i dati di chi allo studio degli albori della nostra città ha dedicato molto del suo tempo. Così si è presentato l'incontro dal titolo «Avola nel secolo XVI e la fondazione di Santa Maria di Gesù», tenutosi all'interno della celebre chiesa avolese che custodisce l'interessante tela raffigurante l'Immacolata con San Francesco e Santa Rosalia, in occasione del V centenario della sua fondazione. Un evento di grande interesse culturale, voluto dal parroco della chiesa di Santa Maria del Gesù, don Antonio Caldarella, la cui riuscita è stata determinata anche dalla presenza di un relatore di tutto rispetto, il professore Paolo Magro, che ha fornito un quadro socio-economico e politico della città di Avola agli inizi del ’500. L'edificazione della chiesa di Santa Maria del Gesù è infatti avvenuta nel 1509, in quegli anni in cui - i dati relativi alle tasse lo confermano - la popolazione della città era distribuita in circa 750 nuclei familiari ed aveva risentito enormemente del colpo infertole dalla peste. Proprio in seguito a questo flagello si decise la costruzione della chiesa di Santa Maria del Gesù, edificata per ringraziare la Madonna a conclusione della terribile epidemia. Un significativo aumento demografico si sarebbe registrato alla fine del '500, a testimonianza dello sviluppo della baronia di Avola sotto il potere aragonese. Lo storico Magro ha proceduto con una chiara descrizione delle dinamiche matrimoniali dell'epoca responsabili dell'evidente estensione del feudo, il rapporto che il signore di Avola aveva con i suoi vassalli, gli usi civici, l’entità e la molteplicità delle tasse che gravavano sulla popolazione. Insomma, al termine della relazione esposta dal professore Magro, è stato possibile delineare un quadro politico-amministrativo chiaro della situazione di Avola in quei secoli lontani, permettendo di poter fare luce sulle condizioni che successivamente avrebbero portato alla nascita del nuovo ceto, destinato a dare vita alla piccola nobiltà locale, quello stesso strato sociale che eserciterà le arti liberali, coltivando gli studi di legge e medicina, fino a divenire un'indispensabile voce alla quale il barone dovrà fare riferimento.

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