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Santa Venera, velo nero per la causa dell'ospedale
Avola. Il simulacro di Santa Venera con indosso un drappo nero. E' un'immagine che non si vedeva da almeno 500 anni, da quando, nel 1693, un terremoto distrusse il Val di Noto, quella alla quale ha assistito ieri sera, nel giorno dei festeggiamenti della sua Patrona, la città di Avola. Un gesto dal forte significato simbolico che testimonia non solo la volontà dei cittadini di combattere fino all'ultimo per difendere il proprio diritto alla salute, ma anche la decisa presa di posizione assunta dalla chiesa sulla questione ospedale. "La comunità si è stretta intorno alla sua patrona" ha commentato il letterato avolese prof. Sebastiano Burgaretta, che ha ricordato come 500 anni fa, nel giorno della festa di Santa Venera, il simulacro fu condotto con una corona di spine alla chiesa di Santa Maria del Gesù. Allora accadde, esattamente come oggi, per un momento significativo della storia del paese.L'intervento del letterato Burgaretta è tratto da un articolo de La Sicilia del 27/07/2009 di Roberto Rubino.
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Avola in corteo per l'ospedale, denuncia alla politica
Avola. Ha assunto il sapore di un'aperta denuncia della negligenza del mondo politico, affiancata da un'ennesia, disperata richiesta di tutelare il diritto alla salute, il corteo cittadino svoltosi venerdì 24 luglio ed organizzato dal comitato per il diritto alla salute. Alla manifestazione, per aderire alla quale è accorso un considerevole numero di persone, hanno preso parte anche le rappresentanze sindacali della segreteria provinciale Fials e Cgil, Roberto De Benedictis, Vincenzo Vinciullo e il deputato regionale dell'Mpa Pippo Gennuso. «Non è consentito al governo regionale di imporre le sue scelte perché la sanità la subiamo noi. I direttori generali devono necessariamente rapportarsi con la conferenza dei sindaci (costituitasi venerdì mattina ndr). Dobbiamo continuare a manifestare, la classe dei nostri deputati potrà dare sostegno e forza alle nostre richieste» ha detto il sindaco Tonino Barbagallo. Dal palco sono arrivate pesanti critiche al mondo politico. «Se non riuscirete a risolvere la situazione dell’ospedale, allora é meglio che ve ne andiate tutti a casa», ha affermato senza mezzi termini il vicario foraneo, padre Giovanni Caruso, che si è spinto fino a citare i nomi di alcuni esponenti politici che, a suo avviso, avrebbero interessi nelle cliniche private e quindi non farebbero altro che andare in controtendenza lasciando i cittadini privati dell'aiuto delle istituzioni per vincere la difficile battaglia contro la riforma della sanità. Alla denuncia del vicario foraneo è seguita la risposta di Bufardeci, che, tirato in ballo perché elencato tra i "responsabili" da padre Caruso, ha replicato: «Da cattolico, prima ancora che da uomo delle istituzioni, sono costernato e allibito per le parole che il sacerdote padre Caruso ha pronunciato pubblicamente contro di me. Sostenere che io abbia interessi in cliniche private è una grossolana bugia che non rende onore all’abito talare. La sua è retorica nel segno della pura demagogia in un clima da caccia alle streghe».
La partita, insomma, sebbene giocata finora con toni pacati, sembra assumere all'occorrenza toni più aspri. Ieri i dipendenti dell'ospedale Di Maria, riuniti nell’assemblea permanente organizzata dalle Rsu, hanno avviato la raccolta delle tessere elettorali davanti all'ingresso del nosocomio in segno di protesta contro i dirigenti politici. «Loro ci negano il diritto alla salute, noi rinunciamo al diritto al voto perché non ci sentiamo rappresentati da questa classe dirigente sorda alle esigenze del territorio», affermano i dipendenti, intenzionati a consegnare le tessere al sindaco Barbagallo perché provveda a comunicare alle sedi opportune l'emergenza e il disagio che il nostro territorio sta provando in questo difficile periodo.
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Ospedale, Di Lorenzo: bisogna pensare a migliorare
Avola. Sulla questione del decreto Russo e delle conseguenze che porterà nella Provincia, come la riduzione dei posti letto da 855 a 750 entro il 31 agosto e l’accorpamento degli ospedali che concorreranno a formare i due distretti provinciali, uno che comprenderà gli ospedali di Siracusa, Avola e Noto, l’altro Lentini ed Augusta, si è espresso il direttore sanitario dell'ospedale unico Avola-Noto, Rosario Di Lorenzo, che invita a non lasciarsi travolgere dal «chiacchiericcio», ma a porsi la domanda principale: «come facciamo a fare meglio?». Sottolinenando che «al momento non è prevista assolutamente alcuna chiusura dei reparti», Di Lorenzo ha spiegato che «entro il 31 luglio dovrà essere ultimato il piano delle proposte dell’azienda, quando sarà pronta la delibera avremo l’atto aziendale, a quel punto si potrà parlare con cognizione, ma al momento è tutto un chiacchiericcio». Il direttore sanitario ha sottolineato l'importanza di non trascurare il piano di rientro nazionale, riparandosi sotto l'egida di un piano, quale quello del 2002, che evidentemente non sta più al passo con i tempi dettati dalla rivoluzione in atto grazie alla riforma della sanità. «Gli effetti di quel piano - ha detto Di Lorenzo - dovrebbero essere salvaguardati nel rispetto della buona amministrazione e dell’efficienza. Il punto non è se l’Utic e la Cardiologia rimarranno ad Avola o meno, ma stabilire dove deve essere destinata nella zona sud la rianimazione, il che equivale a dire, come dobbiamo organizzare al meglio la sanità nella zona sud? Il focus dovrebbe essere indirizzato non sulla polemica posti letto, ma sull’interrogativo: come facciamo a fare meglio?»
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Ospedale, nulla di fatto dal Consiglio comunale aperto
Avola. Fumata nera dal Consiglio comunale aperto sulla sanità svoltosi giovedì sera. L'incontro, ottenuto grazie alla volontà del comitato cittadino a salvaguardia del diritto alla salute e all'impegno del presidente del Consiglio Giuseppe Agricola, non ha portato ad alcun risultato tangibile, lasciando emergere solo il disorientamento generale della cittadinanza avolese, che si vede disarmata di fronte al rischio di "perdere" l'ospedale Di Maria. Non sono mancati nemmeno momenti di tensione, con tanto di polemica scoppiata tra gli onorevoli Vinciullo e Marziano. Nemmeno le parole del commissario straordinario dell'Asl 8, Franco Maniscalco, che ha affermato che l'ospedale di Avola non rischia la chiusura, sono servite a stemperare i toni. E se il tentativo di impostare un dialogo "composto" non è mancato, con la richiesta avanzata dal primario della cardiologia del presidio Avola-Noto Corrado Dell’Ali di non mortificare quello che già c’è e di mettere nelle condizioni di lavorare in rete, a mantenere i toni alti è stata la differenza delle posizioni in seno alla deputazione provinciale. L'onorevole Pippo Gennuso è convinto che l'ospedale Di Maria non rischia la chiusura. Su una diversa lunghezza d'onda Bruno Marziano che, evidenziate le anomalie del provvedimento a firma dell'assessore Russo, è certo dell'entità dei rischi che il nostro nosocomio sta correndo. Secondo Marziano, la deputazione regionale deve stabilire quanti posti letto vanno assegnati nel rispetto degli standard minimi.
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